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La Zona Economica Speciale.Una grande occasione (finora) sprecata

A due mesi dal crollo del ponte Morandi, la città di Genova e il suo cuore economico, il porto, si trovano in una situazione di costante difficoltà e perdita economica. Le risposte date dal Governo con il cosiddetto “Decreto Genova” sono del tutto inadeguate alla situazione in cui la città e il suo territorio circostante versano, a partire dal tema della ricostruzione del viadotto autostradale, fino ad arrivare alla gestione della crisi dei trasporti e alle ricadute negative che coinvolgono tutta l’economia locale. Da un punto di vista economico-portuale il Governo nel famigerato Decreto Genova ha semplicemente accelerato l’istituzione di una Zona Logistica Semplificata (ZLS), di fatto una versione sbiadita delle Zone Economiche Speciali, già prevista per i porti del Nord dal Governo Gentiloni e, pertanto, anche per Genova. Uno strumento che porta con sé semplificazioni burocratiche ma zero incentivi fiscali, che invece contraddistinguono le ZES. L’istituzione della Zona Economica Speciale era stata richiesta già nell’aprile del 2017 da Spediporto, l’associazione degli spedizionieri genovesi, e da Assoagenti, l’associazione che riunisce gli agenti marittimi. Insomma già in allora c’era la chiara consapevolezza di una situazione sicuramente non florida per l’economia genovese e ligure, tale da richiedere l’attivazione di uno strumento straordinario come la ZES, di cui si proponeva un’estensione che andasse oltre il perimetro portuale genovese fino a ricomprendere i retroporti di Rivalta Scrivia, Alessandria e Piacenza. Se la ZES era necessaria allora, figuriamoci oggi. Ecco perché crediamo di poter definire il Decreto del Governo Conte del tutto insoddisfacente.

Ma che cosa è di preciso una ZES?

La ZES, Zona Economica Speciale, è un’area geografica comprendente un bacino portuale nella quale sono previsti molti benefici a livello di agevolazioni fiscali e di semplificazioni degli adempimenti, sia per le nuove imprese che per quelle già esistenti. È prevista inoltre l’applicazione, in relazione agli investimenti effettuati nella ZES, di un forte credito d’imposta nel limite massimo di 50 milioni di euro. Obiettivo fondamentale è l’aumento della competitività e il rilancio delle imprese insediate, l’attrazione di investimenti diretti, soprattutto da parte di soggetti stranieri, l’incremento delle esportazioni, la creazione di nuovi posti di lavoro e il più generale rafforzamento del tessuto produttivo, attraverso stimoli alla crescita industriale e all’innovazione. Attesa la presenza di un’ampia gamma di incentivi, in molti casi gli operatori economici parlano delle ZES come “poli di crescita”, in quanto si tratta di aree in cui tariffe, quote, dazi, imposte, essendo diversi dal resto del territorio nazionale, offrono un maggiore appeal agli investitori e migliori possibilità di sviluppo. Non si tratta di una novità né in ambito italiano, le ZES sono già state istituite sempre dal Governo Gentiloni in alcune aree portuali del Sud, né a livello europeo e mediterraneo, dove troviamo Zone Economiche Speciali fin dagli anni ‘90.

Perché è così importante per Genova, ma non solo, anche per l’economia italiana?

Partiamo da qualche dato. La filiera portuale attiva complessivamente in Liguria (tra effetti diretti, indiretti e indotto) ben 10,9 miliardi di euro di produzione e 4,6 miliardi di euro di valore aggiunto, arrivando a impiegare oltre 54 mila unità di lavoro. In termini relativi la filiera portuale di Genova, con le sue 3644 imprese, pesa per il 12,6% del valore aggiunto della Liguria e per il 9,7% dell’occupazione. Dai 17 milioni di operazioni doganali effettuate in Italia per un valore complessivo di oltre 350 miliardi di euro di beni importati, oltre 10 milioni di dichiarazioni vengono dalla Liguria che concorre da sola a incassare il 58,8% dei 14,9 miliardi di diritti doganali incassati dallo Stato (12,9 miliardi di Iva e 2 miliardi di dazi incassati). Il porto di Genova da solo garantisce introiti per le casse dello Stato per complessivi 8,7 miliardi di euro. Tutto ciò prima del crollo del Ponte Morandi. Passiamo ora ai dati sulla situazione attuale, che purtroppo lasciano intravedere nemmeno troppo in lontananza l’arrivo di una “tempesta perfetta” per il sistema portuale della Città della Lanterna. Rispetto al 2017, a settembre 2018, l’introito proveniente dalle imposte sulle merci è diminuito del 24 per cento. E solo nel mese di agosto si è assistiti una riduzione dei container del 16 per cento (non si tratta del fatto che siano arrivate meno navi, ma meno merci); gli spedizionieri si sono trovati davanti a due strade entrambe dannose per l’economia portuale: spedire le merci altrove o aspettare. Dal lato stime la storia non cambia: se nel 2017 si è registrata una crescita del 15 per cento, nel 2018 invece si prevede un calo fino al 10 per cento (in soli 4 mesi senza viadotto autostradale ). Senza troppi giri di parole significa che lo Stato abdicherà a 350 milioni di Iva e il volume d'affari complessivo decrescerà di 2 miliardi. I numeri sembrano rispondere già abbastanza alla seconda domanda.

Infine, un po’ provocatoriamente forse, come mai il Governo Conte non ha preso ad oggi in considerazione l’idea di istituire una ZES, nonostante le istituzioni locali e gli operatori economico- portuali lo abbiamo sollecitato a farlo a più riprese?

Si vocifera nei corridoi del Governo che il diniego provenga direttamente dall’Europa, in quanto la ZES sarebbe un aiuto di stato e pertanto vietato dal Trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE). Al contrario se andiamo ad analizzare il contenuto dell’art. 107, che contiene la disciplina in questione, possiamo notare al secondo comma una vistosa deroga al divieto, laddove recita che “gli aiuti destinati a ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali oppure da altri eventi eccezionali” sono compatibili con il mercato comune. Genova non rientra forse in questa casistica? Parrebbe addirittura che i segnali da Bruxelles siano non solo rassicuranti, ma anche molto confortanti in merito. Poiché la gestione delle ZES rientra nelle competenze delle Regioni, la vera domanda da porsi, a questo punto, è se tutto questo non abbia il sapore dello scontro politico fra Governo e Regione Liguria, che in una tragedia del genere sembrano giocare una partita al ribasso sulla pelle di Genova e dei Genovesi. Con un infinito botta e risposta in merito a chi spetti la gestione della “questione Genova” e con una scarsa propensione alla leale e reciproca collaborazione fra poteri dello stato; collaborazione che in questo tipo di emergenza dovrebbe essere non solo prassi, ma anche guida dell’ azione di governo stessa.

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